Obiettivi
Conservazione e gestione della trota marmorata e del temolo adriatico
nel bacino idrografico della Dora Baltea
LIFE GRAYMARBLE – LIFE20 NAT/IT/001341
Minacce e obiettivi
Il presente progetto intende ridurre, o eliminare dove possibile, alcune minacce che incidono sulle specie Salmo marmoratus e Thymallus aeliani (pop. adriatiche), a scala di bacino e a più livelli (genetico, biologico, amministrativo).
Si elencano le principali minacce e relative soluzioni ed obiettivi, in ordine di importanza e priorità:
1) Introgressione e impoverimento genetico delle popolazioni selvatiche di Salmo marmoratus e Thymallus aeliani
Minaccia diffusa in tutta l’area di studio con grado di ibridazione con ceppi alloctoni del 93% per la trota marmorata e un’introgressione ipotizzata prossima al 100% per il temolo adriatico.
L’introgressione genetica incide fortemente sulla sopravvivenza delle popolazioni selvatiche delle specie target, porta alla scomparsa delle linee genetiche autoctone, produce individui ibridi fertili e contribuisce alla perdita di diversità genetica delle specie. Le specie alloctone interfeconde, rispettivamente trota fario (Salmo trutta) e temolo danubiano o atlantico (Thymallus thymallus), sono presenti in quasi tutto l’areale di distribuzione delle specie target di progetto. Per oltre trent’anni per sostenere la pesca turistica nell’area di progetto sono state immesse oltre 2 tonnellate di trote fario atlantiche “pronta pesca” e 4 milioni di avannotti alloctoni interferenti. Analisi genetiche pregresse (N=200 esemplari) su trota marmorata selvatica hanno riscontrato alti livelli di ibridazione (93%) con trota fario atlantica, e popolazioni relitte gravitanti in soli 20 km di fiume su 450 km disponibili. Il temolo adriatico è invece pressoché scomparso e gli sporadici individui presenti nel tratto terminale della Dora Baltea presentano un elevato grado di introgressione genetica con il ceppo “danubiano”.
La situazione, decisamente critica, è nota grazie ai recenti studi di fattibilità dei partners. Per contrastare questa minaccia si vuole:
Obiettivo 5. Gestire a lungo termine le specie aliene responsabili dell’introgressione genetica (C5):
a) bloccare le l’immissione di specie interferenti,
b) eradicare le specie interferenti (C3).
c) predisporre specifiche linee guida sulla gestione delle specie ittiche, approvate dagli enti competenti e sottoscritte dai titolari dei diritti di pesca coinvolti (stakeholder).
Obiettivo 1. Completare il quadro conoscitivo d’insieme delle popolazioni selvatiche individuando Unità Evolutive Significative (ESUs) e Unità Gestionali (MUs).
2) Interruzione della continuità fluviale e alterazione idro-morfologica degli habitat
Interruzione della continuità: minaccia presente sulla Dora Baltea con 36 sbarramenti invalicabili di cui 17 oggetto di intervento (A3, C4) nel presente progetto.
Alterazione idrologica: minaccia presente sul 80% dell’idrografia (Progetto interreg Reform RAVA, 2009). Assente nelle aree nursery di progetto (C3.b).
La continuità fluviale è necessaria sia per completare i cicli biologici che in risposta a pressioni ambientali svantaggiose (carenza risorse trofiche, svernamento, eventi meteorici improvvisi ecc.). Ostacolare i movimenti longitudinali dei pesci può portare a mortalità individuale e a mancata riproduzione, oltre che, ad ampia scala, impedire flusso genico tra popolazioni. Altre alterazioni morfologiche degli habitat riscontrate per la Dora Baltea, derivano da opere idrauliche, captazioni idroelettriche o irrigue, Deflussi Minimi Vitali (DMV) non consoni, alterazione dello stato ecologico (WFD 2000/60). Per contrastare questa minaccia si vuole:
Obiettivo 4. Mitigazione delle pressioni.
a) Alterazioni idromorfologiche: Analisi quantitativa delle pressioni per l’identificazione di portate DMV idonee (C6), con modifica effettiva (modifica delle concessioni di derivazione) delle portate di rilascio (e-flows) in otto copri idrici all’interno dell’area di progetto.
b) Alterazione della continuità longitudinale: Ripristino della continuità fluviale lungo un tratto significativo di 20 km di Dora Baltea, attraverso la progettazione (A3) e la deframmentazzione di 17 barriere esistenti (A4).
c) Normative a scala di bacino: Le linee guida (C7) saranno predisposte in modo da essere funzionali all’aggiornamento delle misure di conservazione e di protezione presenti nei Piani di Tutela delle Acque e Piano di Gestione Idrografico, misure necessarie per il raggiungimento degli obiettivi fissati sia dalla WFD 2000/60/CEE che dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE).
3) Cambiamenti climatici
Minaccia presente su tutta l’area di progetto, in aree montane con magre invernali prolungate e nei tratti pedemontani con eventi alluvionali anche in periodi sensibili per le specie (riproduzione).
Eventi meteorici più intensi, riscaldamento e prolungate siccità, agiscono sia direttamente sulle popolazioni autoctone residue, già compromesse dalle altre minacce, sia indirettamente, favorendo specie aliene più adatte a regimi termici elevati (es. siluro, trota fario). Non potendo contrastare i cambiamenti naturali, per mitigare questa minaccia si vuole:
Obiettivo 4. (già affrontato nella minaccia 2) Si propone di garantire una maggiore capacità di spostamento e disponibilità di habitat idoneo, così da permettere alle specie di ricercare le condizioni loro più idonee in caso di eventi avversi (rifugi, portata, substrato, ecc.) (A3, C4, C6) .
Obiettivo 6. Rinforzare le popolazioni selvatiche aumentandone la capacità di resilienza e sopravvivenza, reintroducendo circa 60.000 avannotti di trota marmorata e 15.000 di temolo adriatico (C3), in aree preventivamente interessate da attività di eradicazione (C5).
Obiettivo 11. Ripristinare entro fine progetto, all’interno o adiacenti aree Natura2000, 7 popolazioni di trota marmorata e 2 di temolo adriatico.
4) Carenze di strutture efficaci per l’allevamento delle specie target ad elevata rusticità
L’assenza di strutture adeguate incide su tutta l’area di progetto.
L’attuale impianto ittico di Morgex (CPVDA) non è idoneo per allevare con efficienza le specie target e in Piemonte non sono presenti strutture idonee per il loro allevamento. Per contrastare questa minaccia si vuole:
Obiettivo 2. Modernizzare le strutture dell’allevamento di Morgex realizzando un’area apposita per le specie autoctone e installando sistemi di sanificazione ad ultravioletti che incrementano la qualità dell’acqua di allevamento. Creare un nuovo centro in Piemonte (a Ivrea) per allevare a ciclo completo le due specie (A4, C1).
Obiettivo 3. Produrre uova e avannotti autoctoni (C3.a) da immettere in natura (C3.b) a rinforzo dei popolamenti selvatici, grazie ai riproduttori di partenza che saranno prelevati (C2) da popolazioni selvatiche opportunamente individuate (A5).
5) Mancanza di linee guida gestionali per specie e habitat a scala di bacino
La gestione degli habitat fluviali e delle specie ittiche è ad oggi frammentaria e disomogenea tra le amministrazioni, con ripercussioni su tutta l’area di progetto ad eccezione delle aree protette.
La mancanza di una linea guida univoca nazionale, o di bacino, porta ad una gestione attuale del patrimonio ittico e degli habitat con:
a) regolamenti alieutici inadatti e contrastanti;
b) immissioni sconsiderate di specie o ceppi alloctoni;
c) gestioni di portate idriche poco idonee alle specie;
d) lavori in alveo in periodi sensibili (riproduzione, ecc.).
Per contrastare questa minaccia si vuole:
Obiettivo 1. (Già affrontato per la minaccia 1), mirare a individuare ESUs e MUs per gestire con criterio i popolamenti ittici autoctoni in entrambe le regioni (A2, A5).
Obiettivo 7. I partner si adopereranno alla redazione delle linee guida, con successiva approvazione normativa di linee gestionali univoche e buone pratiche a scala di bacino (C7) a tutela delle specie target e dei loro habitat, con l’intento di uniformarne la gestione (gestione idrica, tutela ecosistemi fluviali, ecc.). Le linee guida saranno funzionali all’aggiornamento delle misure di conservazione e tutela presenti nei Piani di Tutela delle Acque e Piano di Gestione Idrografico, misure necessarie per il raggiungimento degli obiettivi fissati sia dalla WFD 2000/60/CEE che dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE). A più ampia scala si vuole fare rete con altri progetti comunitari (E5) e replicare obiettivi e azioni (C8) in altre due realtà territoriali italiane e una straniera (Grecia).
Obiettivo 10. migliorare lo stato ecologico dei corpi idrici (Dir. 2000/60 CEE) (D2).
6) Bassa percezione del valore naturalistico dell’ittiofauna e delle problematiche annesse
Minaccia presente su tutta l’area di progetto a causa dell’assenza di attività informative e di educazione dei pescatori e del pubblico.
Il patrimonio ittico autoctono e le cause del suo declino sono poco conosciute da pescatori, opinione pubblica e spesso anche da amministrazioni pubbliche. Gli scarsi risultati di precedenti progetti di conservazione delle due specie, confermano come la tutela di queste due specie di interesse alieutico debba per forza passare dalla presa di coscienza del mondo della pesca e il conseguente blocco delle specie interferenti.
Obiettivo 8. Coinvolgimento attivo degli stakeholder nelle attività gestionali con approccio Citizen Science. Incontri periodici e disseminazione (E3), coinvolgimento dei volontari per il supporto delle attività di sorveglianza del Corpo Forestale e creazione di un gruppo di 40 pescatori formati (corsi specifici; esame finale) che collaboreranno nell’eradicazione degli alloctoni (C5).